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News I Salis proprietari di piazza Castello
Data inserimento : 20 marzo 2022

Tra le famiglie grigioni più ricche e più influenti c’è quella dei Salis e nei quasi tre secoli in cui la repubblica delle tre Leghe dominò in Valtellina e Valchiavenna essi estesero sempre più le loro proprietà, acquistando terreni e case. Limitandoci a queste ultime e a Chiavenna, ne avevano in “Paart de mèz”, dove acquistarono un palazzo Pestalozzi, esattamente quello in cui era morto il Castelvetro, ma anche nella vicina contrada di San Pietro, poi presso il “Cantón” e sulla stessa piazza, oggi intitolata a Rodolfo Pestalozzi. Si spinsero anche in Oltremera, dove acquistarono dai Bazzi il loro palazzo, che nel 1877 diverrà il primo nucleo dell’ospedale civile. Ma dove più frequenti furono gli immobili dei Salis è “piaza Granda” o piazza Castello. Là essi arrivarono a far loro fin dal ‘500 l’incombente rocca del Paradiso, dov’era allora il vero e proprio castello, a cui aggiunsero nel secolo seguente il palazzo Balbiani ai piedi, poi il fabbricato verso ovest che diventerà l’albergo Conradi e verso sud il palazzo Peverelli con annessa chiesa di Sant’Antonio abate. Infine, a metà Settecento, comperarono il terreno per fabbricare, all’estremità sud, quello che ancor oggi è noto come palazzo Salis. Una piazza quasi tutta della potente famiglia grigione, quindi, la quale tuttavia, quando i Grigioni furono allontanati dai Cisalpini napoleonici, dovette lasciare tutto in fretta e furia. E i loro beni entrarono in quella che si chiama Confisca reta, i loro stemmi abbattuti, le loro lapidi scalpellate. Quando, tramontato l’astro di Napoleone, il congresso di Vienna assegnerà le nostre valli al regno Lombardo-Veneto sotto gli Austriaci, si provvederà ad indennizzare i Grigioni a cui erano state confiscate tutte le proprietà, ma si calcola che sia stata loro restituita meno della metà dei beni sottratti. Oggi dei Salis a Chiavenna sopravvive il nome nel palazzo veneziano di piazza Castello, insieme a qualche raro stemma di famiglia, essendo i più andati distrutti. Alcuni esemplari sono rimasti al loro posto: in pietra ollàre all’ingresso del palazzo Pestalozzi sull’omonima piazza (a testimonianza di intrecci matrimoniali con le principali famiglie chiavennasche) e, affrescati, sul palazzo del Pretorio in piazzetta San Pietro, mentre non è nella collocazione originaria quello sulla casa che si affaccia su piazzetta Corbetta, dov’era la vecchia entrata dell’ospedale. Nel parco del Paradiso si conservano alcune lapidi riferentisi alla potente famiglia grigione. Guido Scaramellini


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